SUL MoU E L’IRAN
di Enrico Tomaselli
Alla fine, l’attesa comunicazione di Khamenei relativamente all’esito del negoziato con gli Stati Uniti, è arrivata. La allego in coda, per chi non avesse avuto già modo di vederla.
Ovviamente, la cosa che salta agli occhi è che la Guida dichiara che non era d’accordo, ma che facendo seguito alle richieste del Presidente Pezeshkian, ed alla decisione del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, ha accettato di autorizzare la firma del Memorandum.
Nella sua comunicazione al popolo iraniano, Khamenei non specifica le ragioni del suo disaccordo, quindi non possiamo che ipotizzare in merito. È chiaro che la sua predisposizione d’animo non era giustamente delle migliori, considerato che il primo giorno dell’attacco israelo-americano al suo paese è stata sterminata tutta la sua famiglia, e lui stesso è rimasto gravemente ferito. Ciononostante, è chiaro che devono esserci altre motivazioni, per il suo dissenso. Che probabilmente si possono riassumere in una totale sfiducia verso i due aggressori, e nella loro volontà e capacità di ottemperare agli accordi. Sfiducia che, peraltro, credo sia largamente diffusa nella leadership iraniana, che però - pragmaticamente - ha deciso che è comunque con questo nemico che bisogna fare i conti, sia nella guerra che nella diplomazia.
Per il momento, questo Memorandum - che non è un accordo - nei termini in cui è redatto, rappresenta indiscutibilmente una capitolazione statunitense - e su questo, praticamente c’è solo Trump ed i suoi che dissentono. Ma è chiaro che gli impegni contenuti nel documento dovranno essere mantenuti, e successivamente formalizzati in un accordo, sancito poi da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. E finché questi impegni non si saranno tradotti in fatti concreti, la sfiducia e la diffidenza sono più che legittimi.
La questione del dissenso rispetto al percorso negoziale, comunque, è difficile da esaminare, mancando appunto le informazioni sulla sua natura. Però ci dice comunque alcune cose assai importanti.
La questione del dissenso rispetto al percorso negoziale, comunque, è difficile da esaminare, mancando appunto le informazioni sulla sua natura. Però ci dice comunque alcune cose assai importanti.
Innanzi tutto, che contrariamente alla visione semplicistica e sciocca con cui in occidente ci rappresentiamo le istituzioni iraniane, la Guida non è una sorta di dittatore; al contrario, la sua è una posizione di salvaguardia, sia dell’unità nazionale che del mantenimento della coerenza rivoluzionaria, ma che si pone in modo dialettico rispetto alle altre istituzioni. Evidente che, in questo passaggio decisamente cruciale, ha agito avendo a cuore soprattutto questi due impegni, e se avesse ritenuto che la firma del Memorandum poteva metterli a repentaglio, di sicuro non avrebbe dato il via libera. La manifestazione pubblica del dissenso però, è al tempo stesso un segnale all’opinione pubblica iraniana - di cui presumibilmente una parte significativa avrebbe voluto di più - ma anche a Washington; un modo per dire, insomma, badate che siamo pronti a tornare indietro, alla guerra guerreggiata.
Un’altra cosa che ci dice è che all’interno della Repubblica Islamica la dialettica politica è reale e vivace, ancora una volta contrariamente a come ce la raccontiamo. Se uscissimo dal nostro ombelico, e provassimo a comprendere che ‘democrazia’ vuol dire governo del popolo, non solo e soltanto il modo in cui in occidente articoliamo questo concetto nelle istituzioni - che peraltro sono assai diverse le une dalle altre. Se anzi volessimo proprio cavillare, forse a conti fatti risulterebbe che la volontà popolare ha un peso assai più significativo in Russia o in Iran, piuttosto che nelle nostre ‘democrazie liberali’.
Un ultimo elemento di riflessione, è che il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione - che sempre qui in occidente consideriamo alla stregua di una setta demoniaca che controlla ferreamente lo stato - non ha affatto ostacolato il negoziato, ed i suoi esponenti più in vista lo hanno sostanzialmente approvato, sostenendone gli esiti attuali.
In conclusione, direi che l’Iran ha messo al primo posto la difesa degli interessi e dell’unità nazionali, ma che ora si apre una partita non meno impegnativa, nella quale molto verrà messo in gioco. E dai suoi esiti dipenderanno molto anche gli equilibri politici interni. Ottenuta la vittoria, si tratta ora di consolidarla, e di impedire che si tenti di ribaltarla attraverso i successivi negoziati - una prassi, questa, in cui gli USA sono specializzati.
“Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso
Alla nazione appassionata e leale dell’Iran,
Come vi è stato informato, è stato firmato un memorandum d’intesa tra i presidenti dell’Iran e dell’America. Nel corso del raggiungimento di questa fase, i funzionari responsabili, per sincera preoccupazione e buona volontà, hanno compiuto notevoli sforzi—e, naturalmente, è stato il presidente americano che, per disperazione, ha usato ogni tipo di leva per realizzarlo.
Io, per principio, avevo un’opinione diversa; tuttavia, a causa dell’impegno che l’illustre presidente—come capo del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale—mi ha dato a nome suo e degli altri membri riguardo alla salvaguardia dei diritti della nazione iraniana e del Fronte della Resistenza, e della sua esplicita accettazione di tale responsabilità, ho dato il mio permesso. Ha anche dichiarato esplicitamente che se la parte americana cerca di fare richieste eccessive, non vi si sottoporrà.
Da questo momento in poi, noi—cioè voi, nazione orgogliosa, e questo umile servitore—attenderemo la realizzazione delle condizioni sopra menzionate.
Tuttavia, è evidente che i negoziati di persona che si svolgeranno in futuro non significheranno l’accettazione della posizione del nemico. Speriamo che le benedette preghiere del nostro Maestro (che Dio affretti la sua nobile riapparizione) porteranno ogni tipo di vittoria e trionfo all’onorevole nazione dell’Iran.
La pace, la misericordia e le benedizioni di Dio siano su di voi.”
Sayyid Mojtaba Hosseini Khamenei
18 giugno 2026




La tregua, perché sono ben coscienti che di questo si tratta, beneficia solo i nemici dell'Iran. Non possono lasciare che Israele distrugga Hezbollah per poi tornare all' attacco il prossimo inverno, devono attaccare il loro nemico (sono comunque risposte difensive agli occhi del mondo, visto che Israele non ha mai smesso di bombardare il Libano, anzi ha intensificato ultimamente) ed eliminare radicalmente la minaccia. Il memorandum serve a dare un quadro di intesa teorica, dove sembra che gli stati del Golfo sono a bordo, per il dopo, ma tutto questo è inutile se non si rende Israele inoffensivo